Andrà tutto bene

#andratuttobene . Questo hashtag è diventato il motto in queste difficili giornate, in cui siamo tutti confinati in casa, aggrediti da un virus subdolo quanto sconosciuto che, prima di mietere vittime e intasare le rianimazioni di tanti ospedali, attenta alle nostre libertà e alla nostra sicurezza rendendoci prigionieri nel tentativo di difenderci. Come in un assedio medievale, siamo richiusi nelle nostre anguste e oppressive fortezze casalinghe, tentando di respingere gli assalti del feroce nemico.

Per reazione, si moltiplicano manifestazioni e flashmob, cartelli e teli appesi alle finestre, gente che canta o urla dai balconi, per esternare il nostro bisogno di affermare che ci siamo ancora, che resistiamo, che siamo vivi, che vinceremo. Nello stesso tempo, c’è un sottofondo di lamento e di commiserazione della propria situazione momentanea, una insofferenza che traspare in mille modi, un atteggiamento vittimistico di chi si sente colpito da una catastrofe tanto inattesa e imprevedibile quanto ingiusta.

A fronte di una estesissima maggioranza di persone che hanno accettato di stravolgere le proprie vite e le proprie routine autoconfinandosi, ci sono però quelli che non ci credono , quelli che comunque non possono rinunciare a uscire, quelli che sono curiosi di vedere le file distanziate di clienti in attesa ai supermercati o alla posta. Le forze dell’ordine, con enorme sforzo e a rischio della propria incolumità, sono impegnate a controllare e a denunciare tanti comportamenti irrispettosi.

A una prima valutazione superficiale, queste opposte reazioni potrebbero sembrare antitetiche e contrapposte, virtù e vizio, correttezza e scorrettezza, civiltà e inciviltà. A me appaiono, invece, sintomi univoci anche se diversi di una psicologia collettiva, un carattere nazionale caratterizzati da infantilismo e immaturità. Da una parte si cerca di farsi forza con gesti simbolici, aggrappandosi a slogan e alla condivisione di momenti estemporanei di esibizione di orgoglio e coraggio. Dall’altra, un diffuso sentimento di ingiustizia che spinge molti a un atteggiamento di depressione e di autocommiserazione, alcuni (pochi) a infrangere le regole che limitano le nostre libertà, a evadere seppur momentaneamente nella convinzione che la malattia la portano gli altri e che con opportuni accorgimenti possiamo concederci degli istanti di normalità. Riproponendo una forma mentis tipica italiana, in fondo ci aspettiamo che siano gli altri a rispettare le regole, a stare autoconfinati, a fermare l’infezione. Poi magari molti di noi rimangono ligi al dovere, ma col retropensiero che in fondo non sia poi così giusto.

Io credo che questo sia il momento di dimostrare, come comunità, Nazione, popolo, un carattere nuovo e forte. Dobbiamo trovare il coraggio per affrontare questa nuova situazione con disciplina e orgoglio, senza compiangerci e strapparci le vesti. Senza ricorrere a gesti plateali per sentirci forti e consolarci, come adolescenti spaventati. Dobbiamo conformare i nostri atteggiamenti quotidiani all’emergenza in atto con dignità. Da veri uomini.

Si tratta di sviluppare un nuovo carattere collettivo, di compiere una maturazione e una crescita che ci porti ad assumere un’etica forte, per cui le regole si rispettano perché è giusto farlo e non per la paura di punizioni o conseguenze negative. Abbiamo l’occasione di diventare una Nazione migliore, che rispetta le file, che si conforma senza polemiche alle norme, che prova ad approfondire e capire invece che fermarsi agli slogan, che si affida a esperti e competenti invece di ergersi a soloni sui social.

Questa crisi può essere una imprevista, enorme opportunità di crescita del carattere nazionale. Non disperdiamo questa occasione.

Allora sì che andrà tutto bene.

Pubblicato da Federico Orsini

Ho 48 anni, sposato con 3 meravigliose bambine, capannolese di nascita e pontederese di adozione.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora