È un mio chiodo fisso. Lo so.
Ho già avuto modo, in precedenza, di sollevare critiche sul sistema informativo giornalistico attuale. Con le doverose eccezioni, che c’erano in passato e ci sono anche ora. Tra le altre, mi pare opportuno citare il Post, che seguo con attenzione e interesse per il modo in cui affronta e divulga i temi di attualità.
Il panorama, però, in generale mi appare assai fosco e preoccupante. Lo è già da molto tempo, e progressivamente le cose sono peggiorate.
Un aneddoto personale può chiarire la mia particolare sensibilità per questo tema. Molti anni fa (ahimè), appena completato il percorso liceale, interrogandomi sulle mie scelte future e sul percorso professionale da intraprendere, ero molto tentato dal percorrere la strada del giornalismo. Fare divulgazione e raccontare la realtà e i suoi retroscena era, già allora, una affascinante tentazione. In quell’estate, però, uscì un libro di Giorgio Bocca (Il padrone in redazione, mi sembra) in cui si tratteggiava un ritratto a tinte fosche della professione del giornalista. Non una figura indipendente ma un propalatore di tesi altrui, con una tessera di partito in tasca (altrimenti non andava da nessuna parte). Come reazione, scelsi tutt’altra carriera e mi iscrissi a Ingegneria Civile ….
Oggi, come dicevo, le cose sono molto peggiorate. I vecchi orribili “pastoni” (termine orribile per descrivere un momento dei TG in cui veniva fatta la sintesi del dibattito politico quotidiano, non mettendo in ordine i temi e raccontando i fatti, ma riportando direttamente le dichiarazioni dei vari esponenti politici) sono ormai sostituiti da uno sfrenato tifo di parte, spudorato e servile. I giornalisti non raccontano la realtà, ma la manipolano ad uso e consumo di uno o dell’altro attore politico. Gli avversari politici (i cronisti non sono più spettatori neutrali, ma attivi giocatori della partita) sono dipinti in maniera caricaturale, i loro nomi storpiati per il pubblico ludibrio. Si sostengono impunemente tesi false o parziali, descrivendo una realtà parallela che non esiste.
Voglio citare solo alcuni esempi.
Il nostro Paese ha da anni un livello bassissimo di criminalità . Non lo dico io, ma i numeri (che ad un Ingegnere, si può capire, sono molto cari). Un secolo fa, che fosse in Francia o negli USA, gli immigrati italiani erano malvisti perché portatori di violenza e malaffare. Cosa comprensibile (anche se razzista) visto che l’Italia aveva un tasso di omicidi altissimi, il delitto d’onore era cosa diffusa e le contese si risolvevano spesso con la violenza. Oggi, il tasso di omicidi è 1/10 di quello degli Stati Uniti. In 5 anni abbiamo avuto un calo di mezzo milione di crimini. Ma cosa percepiamo, ogni volta che ascoltiamo un cosiddetto programma di approfondimento o un qualche articolo sul tema? Qual è la sensazione che abbiamo? Di vivere in un Paese sicuro, o in uno fortemente pervaso di criminalità???
Siamo invasi dagli immigrati. Gli sbarchi a migliaia sommergono il nostro Paese. Siamo pieni di immigrati. O forse no? Riguardo al numero e all’entità degli sbarchi, altro fenomeno in cui la percezione è fortemente distorta da un’informazione tendenziosa e ansiogena, alimentata da una strumentale lettura politica securitaria, in realtà assistiamo da anni a un numero relativamente basso, legato alle situazioni umanitarie di paesi relativamente vicino a noi .
Anni fa, una cosiddetta trasmissione di sinistra (ahimè), Ballarò, prese ad avere come ospite fisso un personaggio fino ad allora sconosciuto, balzato alle cronache per un forte incremento delle iscrizioni al sindacato da lei presieduto, aumento poi dimostratosi falso e fraudolento . La persona in questione, Renata Polverini, fu candidata mesi dopo alla Presidenza della Regione Lazio, e ovviamente vinse le elezioni. Altri casi di candidati creati dai media, senza alcuna pregressa esperienza politica, e eletti alla Presidenza della stessa Regione furono (prima di lei) Piero Badaloni e Piero Marrazzo (poi travolto dallo scandalo trans).
L’ultimo esempio, in ordine di tempo, è il libro recentemente edito che Bruno Vespa ha dedicato al periodo fascista. Si tratta di un libro che tratta di storia (e che periodo storico) scritto da un non storico. Il risultato che sta ottenendo, a prescindere dalle intenzioni dell’autore, è il definitivo sdoganamento delle discutibili tesi di un regime che “fece anche cose buone” e la progressiva rimozione dell’idea che il Fascismo sia stato un periodo triste di dittatura violenta e crudele che portò il nostro Paese prima all’isolamento e all’autarchia, poi alla rovinosa alleanza col Nazismo e a una guerra mondiale che distrusse la nostra Nazione e tante vite. Sorvolando sulle avventure coloniali (con connessi crimini di guerra indicibili) e la partecipazione attiva all’Olocausto .
Tanti esempi diversi di come il giornalismo, in Italia, anziché assolvere alla sua funzione, vitale in democrazia, di controllore del potere e di divulgatore dei fatti, di censore dei comportamenti scorretti dei politici e di fustigatore degli eccessi dei governanti, è in realtà uno strumento attivo di lotta politica. E come tale, incurante dei fatti e della realtà, teso unicamente alla conquista dell’egemonia, propalatore di falsità e privo di ogni parvenza di credibilità.
La crisi dell’informazione precorre e accompagna la crisi della democrazia rappresentativa e ne è il sintomo più evidente.
È evidente che non possiamo, se non minimamente e superficialmente, informarci da soli. Il tempo che possiamo spendere nel doveroso approfondimento di una notizia è ridotto, avendo tutti noi un’altra attività. È vitale avere dei professionisti che si occupino di raccontarci la realtà, andando oltre la narrazione dei governanti, mostrandoci i retroscena, incalzando i protagonisti, filtrando i dettagli inutili. Abbiamo bisogno di conoscere, tanto più in questa epoca di informazione. Dove siamo sepolti di notizie e non riusciamo più a capire cosa sta davvero succedendo e in quale direzione stiamo andando.
Abbiamo bisogno di un giornalismo credibile. Che non sia alfiere di alcuna parte, ma critico con tutte. Che ponga le domande e non dia le risposte. Che non giochi col potere, illudendosi di controllarlo e gestirlo. Che voglia fare bene il suo mestiere, senza fare quello di altri.
Come un sistema sanitario efficiente è importante per il benessere fisico della Nazione, un buon sistema informativo è altrettanto necessario per la vita democratica di una comunità.