Insieme alle elezioni regionali, che si terranno in molte regioni, il prossimo settembre ci sarà anche il referendum costituzionale sul taglio dei Parlamentari (da 945 a 600) voluto dal Movimento 5 Stelle e votato prima dalla maggioranza giallo verde, poi da quella giallo rossa.
Quali sono le motivazioni di una tale riforma costituzionale, limitata e “chirurgica”? Essenzialmente tre, secondo i promotori.
La prima è il taglio alla Casta, cioè a quel mondo che vive di privilegi alle spalle del popolo, è interessato solo alle poltrone e al potere. “Ne mandiamo a casa più di un terzo, riducendo i posti per i parlamentari eletti”.
La seconda è la diretta conseguenza della prima, con meno eletti avremo un bel risparmio. Circa 1 miliardo di €. Bello, vero?
La terza motivazione è la più politica. Con meno parlamentari, ci sarà un decorso più lineare delle varie leggi, meno perdite di tempo, il processo legislativo sarà snello e lineare.
Analizziamo punto per punto queste affermazioni.
Primo: il “taglio della Casta”. Per definizione, essa è una “classe di persone che gode o si attribuisce speciali diritti o privilegi”. In Democrazia, la selezione della classe politica eletta a rappresentarci è affidata agli aventi diritto al voto, cioè a tutti noi. Coi limiti imposti dalle leggi elettorali e dai limiti di democrazia interna delle forze politiche che si presentano. Negli ultimi anni, si è visto un potere sempre maggiore dei leader di partito, che hanno imposto i più fedeli seguaci nelle posizioni di preminenza delle liste elettorali, limitando sempre di più la dialettica interna delle varie formazioni. Da questo punto di vista, la riduzione del numero di posti disponibili acuisce fino al parossismo questo meccanismo, riducendo il Parlamento a una serie di piccoli gruppi di potere legati fiduciariamente al proprio capo. Si esaspera, quindi, la condizione di separazione e di privilegio di chi ricopre cariche politiche, allontanando il ceto politico dalla rappresentatività del corpo elettorale e legandolo ancor di più a logiche di potere e di spartizione. Quindi, questa riforma acuisce il concetto di Casta anziché ridurlo. NO, con questa riforma non si dà un taglio alla Casta. Semmai, si dà un taglio al potere democratico dei cittadini.
Secondo: il ”risparmio”. È vero, risparmieremo 1 miliardo, ma in 10 anni! Secondo l’Osservatorio dei Conti Pubblici di Carlo Cottarelli, questa cifra in realtà si riduce a 570 milioni in 10 anni. Insomma, circa un caffè a testa (all’anno). Siamo davvero sicuri che tale risparmio (in un Paese in cui l’aumento dello spread ci può costare fino a 5 miliardi / anno) sia una motivazione valida a prescindere che sia una scelta giusta o sbagliata? Direi proprio di NO.
Terzo: “un Parlamento più snello funziona meglio”. Questa riforma elettorale non muta in alcun modo funzioni, meccanismi legislativi, competenze tra le Camere. Tutto sarà come prima. Al Senato ci sono 14 Commissioni permanenti, oltre a quelle speciali indette di volta in volta su qualche tema. Con 200 senatori, alcune Commissioni saranno influenzate dalle scelte di 4 parlamentari, con un enorme aumento dell’influenza delle lobbies (a proposito di taglio alla Casta!). Sicuramente, stretti tra lavori d’aula e di commissione, i necessari approfondimenti saranno sempre più difficili e il lavoro più approssimativo. I governi saranno più deboli, perché esposti al ricatto di pochi transfughi che muteranno le maggioranze politiche secondo le convenienze del momento. La rappresentanza territoriale, quindi la democraticità delle assemblee, ne soffrirà enormemente. Per un risparmio di un caffè l’anno … (a proposito di risparmio motivato). Le leggi subiranno ingorghi maggiori, dunque il Governo ricorrerà ancora di più a richieste di Fiducia, minando ulteriormente il principio di separazione tra Poteri, caro a Montesquieu (e in teoria a tutti i sinceri democratici). E potrei continuare. Il Parlamento funzionerà meglio? La risposta è un secco NO.
Di fronte a una riforma costituzionale, che muta la legge costitutiva di uno Stato, il dovere di ogni cittadino è di ponderare con attenzione e esprimersi non per convinzioni partigiane ma in nome dell’interesse generale.
Questa riforma è pessima. Il nostro dovere è dire NO.
#iovotoNO