Campeggio (e) COVID

Sono un campeggiatore. Da sempre. Gli ultimi 47 dei miei 48 anni, ho fatto sempre almeno una porzione di vacanze al campeggio. Sempre lo stesso. Lì ho conosciuto alcuni dei miei amici più cari, lì è nato l’amore per mia moglie.

Quest’anno, a causa del Covid-19, il campeggio non ha ancora aperto. Mentre aspettavo con ansia la notizia della riapertura di queste strutture, mi interrogavo sulle possibili misure per la gestione degli spazi comuni in sicurezza. In fondo, se ogni attività deve garantire la sanificazione dei luoghi di esercizio, mi dicevo, anche queste strutture dovranno provvedere all’utilizzo degli spazi comuni (bagni, docce, lavandini e lavabi) in maniera sicura contro ogni possibile trasmissione del contagio.

Ora che le linee guida sono state pubblicate, scopro che in spiaggia ogni ombrellone dovrà avere uno spazio di 10 metri quadrati, che gli accessi alle piazzole dovranno essere distanziati. E per gli spazi comuni? Due / tre sanificazioni al giorno. Già, solo due o tre! Ma come? Al campeggio non esiste forse il rischio di contagio e trasmissione del virus? Non sono i bagni, le docce, i lavandini posti privilegiati per la possibile diffusione dell’infezione da un portatore a tutti gli altri? Per il legislatore, evidentemente, no.

Facciamo un esempio numerico: ipotizziamo un campeggio di 1000 persone, con 50 bagni. Assumendo di utilizzare i servizi in media tre volte al giorno su un arco di 12 ore (le ore sono di più ma il picco di utilizzo si concentra su meno ore) , abbiamo che ogni bagno serve 20 persone quindi viene utilizzato 60 volte (20×3, se mi seguite nel ragionamento). Cioè in media 5 volte l’ora. Con tre sanificazioni al giorno, ogni 4 ore, tra una sanificazione e l’altra abbiamo 20 utilizzi. Venti!

I lettini da spiaggia per legge devono essere sanificati a ogni utilizzo, i bagni ogni decine e decine.

Solo a me tutto ciò sembra una pazzia? Un’inutile roulette russa che rischia di vanificare due mesi di disciplinati sacrifici per contenere l’epidemia? Non rischiamo di trasformare i campeggi in bombe a orologeria di una nuova esplosione del virus Covid-19?

Tutto ciò mi sembra insensato e stupido. Frutto di approssimazione e incoscienza.

Io non porrò le mie figlie e i miei parenti a questo alto, assurdo, inutile rischio.

Per la prima volta dopo 47 dei miei 48 anni, quest’anno non andrò in campeggio. A malincuore, ma con convinzione.

E con un certo disgusto per questa incresciosa situazione.

Pubblicato da Federico Orsini

Ho 48 anni, sposato con 3 meravigliose bambine, capannolese di nascita e pontederese di adozione.

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